martedì 29 ottobre 2013

I 98 miliardi di euro delle slot machine di cui è vietato parlare.

La storia è talmente gigantesca e trascurata che molti, ancora oggi, si chiedono se sia vera e non si tratti, piuttosto, dell’ennesima bufala del web. La storia dei 98 miliardi di euro che i concessionari delle slot machine devono al nostro Stato è verissima. E non dovete crederci perché ve lo diciamo noi, che siamo un piccolo, seppur agguerrito, sito di informazione. Basta che andiate sul motore di ricerca Google e digitiate alcune parole, ad esempio: “evasione, fiscale, 98, miliardi, euro, videopoker”. Troverete un sacco di pagine dedicate all’argomento. E non si tratta di sconosciuti siti che teorizzano assurdi complotti, ma di siti in cui normalmente andate, a parte alcuni che invece hanno interesse a censurare.
Fatta questa premessa, entriamo nella vicenda. Le dieci concessionarie del gioco d’azzardo devono allo Stato 98 miliardi di euro. Cifra mostruosa: l’equivalente di una decina di manovre finanziarie, per intenderci.
Come spiega Il Secolo XIX, prima del 2002 i videopoker erano considerati illegali ed erano quasi completamente in mano alla criminalità organizzata, che faceva guadagni sensazionali.
Poi lo Stato decise di regolare il settore. Con una prescrizione categorica: ogni singola macchinetta doveva essere collegata al sistema telematico di controllo della Sogei. Perché neanche una giocata sfuggisse al controllo e soprattutto alle tasse, il Preu. Così non è avvenuto, per anni. Il sistema ha fatto cilecca. Gli apparecchi, “interrogati” a distanza dal cervellone del ministero, non davano nessuna risposta (Il Secolo XIX).
Ma come fu possibile arrivare a multare le concessionarie del gioco d’azzardo? Grazie soprattutto alle indagini dell’ex Colonnello della Guardia di Finanza Umberto Rapetto (nella foto). Il lavoro dell’esperto di crimini informatici era durato anni e aveva accertato l’esistenza e la consistenza del danno al nostro Stato. In un Paese normale, Rapetto avrebbe fatto carriera, magari sarebbe diventato anche ministro. Invece gli è successo l’esatto contrario, visto che lo scorso maggio si è dimesso. Dimissioni si fa per dire, visto che il colonnello ha fatto intendere di essere stato costretto a farsi da parte proprio per le sue clamorose indagini sulle slot machine, ma non solo. Durante la sua brillante carriera, infatti, Rapetto si è più volte scontrato coi poteri marci del belpaese.
Il lavoro dell’ex colonnello non può andare perduto. L’Italia deve ancora riscuotere questi 98 miliardi. L’unico a parlare dell’argomento, in campagna elettorale, è stato Beppe Grillo. Il Pd faccia un passo avanti e dia battaglia sulla questione. Con questi soldi, si potrebbe realmente salvare l’Italia. Se si vuole.
 

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