venerdì 26 settembre 2014

così ho seppellito Mussolini la testimonianza inedita di Renzo Zaccaro



Fonte del video http://www.ilgiornaleditalia.org

Ci sono pezzi di storia che restano nell’oblio per lungo tempo e che un giorno, inaspettatamente, tornano alla luce attraverso i ricordi di chi li ha vissuti: era il 30 aprile del 1945 quando il corpo di Benito Mussolini veniva seppellito nel cimitero di Musocco a Milano. Dopo quasi settant’anni arriva una testimonianza diretta di quelle ore.

Renzo Zaccaro non ne ha mai parlato con nessuno: gli dissero che si trattava di un segreto che non avrebbe dovuto rivelare ad anima viva. Oggi, a tanti anni da quegli eventi che costituiscono una brutta pagina della nostra storia, l’uomo decide di parlare e ci concede una testimonianza inedita, che il lettore può trovare anche in video nella rispettiva sezione del nostro portale.
Renzo Zaccaro ha 92 anni, all’epoca dei fatti era un giovane volontario che di anni ne aveva 22. Lo incontriamo a Villa Carpena, la storica dimora della famiglia Mussolini, nei pressi di Predappio.
Ecco la sua testimonianza, ve la rendiamo per intero e senza commenti, che ci riserviamo di fare al termine della vostra lettura: “Dopo settant’anni, finalmente, posso raccontare la vera storia della sepoltura di Mussolini. Erano i giorni della resistenza dei partigiani, io ero un giovane volontario, mi mandarono con un Tenente Cappellano, padre Gregorio, e con il Caporal Maggiore Moggia a raccogliere le salme. Uscimmo con un camion 626 Fiat della Croce Rossa, andammo sul posto e raccogliemmo le salme che dovevamo trasportare all’obitorio centrale di via Poma. Fu difficile effettuare il percorso, perché era il momento in cui avevano da poco staccato dal distributore di benzina i gerarchi, Mussolini e la Petacci. Era un fiume di gente, impossibile passare. Riuscimmo a farci largo a furia di suonare il clacson, con fatica. Per fare un percorso di 3 km impiegammo quasi due ore. Arrivammo al cancello principale di via Poma e i partigiani ci fecero passare. Entrammo. Il Caporal Maggiore fermò il mezzo, il Cappellano scese e andò nell’ufficio del direttore dell’obitorio. Mentre i due erano a colloquio, io e Moggia incuriositi entrammo in uno stanzone pieno di gente, c’erano quelli dell’esercito di liberazione, americani, inglesi, polacchi … scattavano foto in continuazione e per renderle maggiormente evocative misero le salme di Mussolini, di Starace e della Petacci in verticale contro il muro. Abbiamo visto cose incredibili. Mussolini, dopo essere stato appeso a testa in giù, sembrava avesse il capo più grande del corpo, il sangue era sceso evidentemente verso la testa, perché era tutto nero, dal petto alla faccia, un occhio era fuori dalla sua orbita. Per le percosse, per ciò che gli avevano fatto quei ciarlatani lì. Aveva la divisa sconcia, rotta, sbrindellata, una gamba aveva uno stivale su e un altro era nella cassa, non poteva più calzarlo evidentemente. Anche quello della Petacci era un quadro mostruoso … la Petacci … poverina … faceva pena … era tutta come un … un colabrodo, la faccia, irriconoscibile … però tra di noi dicemmo che doveva essere stata una bella donna …
Ci avvicinammo poi alla cassa del povero Starace. Io sapevo che era piccolo, ma così piccolo non pensavo davvero, sembrava che dalla paura si fosse … ristretto … era come un bambino, in quella cassa … piccolo … è diventato piccolo dalla paura, penso io …
Poi scese il Cappellano con il direttore dell’obitorio: ‘signori adesso basta’ disse, e diede l’incarico agli inservienti di chiudere le casse. Sulla cassa di Mussolini, per distinguerla dalle altre due, c’era scritto il nomignolo con cui lo chiamava la Petacci, “BiBi”. Le bare vennero fatte risalire sul camion, in segreto. Il direttore dell’obitorio voleva togliersele dai piedi, era stufo di vedere tutta quella folla venuta ad inveire contro quei poveri morti. ‘Non uscirete dal cancello principale’ ci disse. E ci fece caricare le salme ed uscire da un cancello secondario. Così aggirammo la gente. Quando fummo fuori chiesi al Cappellano dove avremmo dovuto portare le salme. E lui mi disse che eravamo diretti a Musocco, dove già erano pronte le fosse. Per andare a Musocco attraversammo tutta Milano, arrivammo di notte. Anche lì perdemmo tempo, per fare i documenti per l’archivio, all’ingresso. Dopo circa tre quarti d’ora venne un frate … è grande, Musocco, come una città … ci sono due cimiteri, uno dei poveri e uno dei ricchi, il monumentale, dove vanno i benestanti … il frate ci disse di seguirlo. Don Gregorio, il Cappellano militare, venne sul camion e seguimmo il frate al Campo 9, che è appena lì, dall’ingresso del Palatium, a destra. Lì c’erano tre fosse, erano state scavate con la pala, non avevano i bulldozer come ora. Una palata più grossa del normale andò a rompere la cassa di Mussolini, perché erano quattro assi in croce, neanche il peggior barbone va via in quella maniera … senza targa, senza Croce, senza niente … peggio di un barbone, non è possibile una roba del genere … la prima palata insomma ruppe le assi, la terra andò sul petto di Mussolini. Poi andò giù la Petacci e poi Starace. Era buio pesto … facemmo un giro fin sopra il Palatium, salimmo i gradini, depositammo per terra le altre salme. Il Cappellano fece un’orazione funebre, come aveva fatto prima. Uscimmo dal cimitero e dissi al Cappellano: ‘Ma senta un po’, Cappellano, a noi è capitata una cosa più grande di noi, lo vuol capire che abbiamo portato alla sepoltura uno dei più grandi statisti?’. Lui disse che avevo ragione. Andammo poi all’ospedale militare, ci dissero: ‘Ragazzi, rompete le righe, tornate dalle vostre famiglie, la nostra missione è finita’. Da quel giorno noi tre abbiamo mantenuto il segreto, non abbiamo parlato mai con nessuno, non ci siamo più incontrati, non so nemmeno se i miei due compagni di viaggio sono vivi o morti …”




 
 
 

giovedì 25 settembre 2014

Gli islamici in Italia hanno troppe pretese,i nostri luoghi sacri non si toccano


Padroni a casa nostra......................

VIA LA CROCE DAL CIMITERO: PER ‘NON TURBARE ISLAMICI”

Fonte art. http://sputtaniamotutti


Il cancello del cimitero di Crotone è stato cambiato,ma nel nuovo cancello non c’è più la croce,simbolo che da centinaia di anni è sempre stato posto all’ingresso di ogni cimitero in Italia,tutto questo perchè infastidisce la comunità islamica,che ormai non vuole il Crocifisso nelle scuole, negli ospedali,ora anche nei cimiteri.Queste comunità stanno stravolgendo le nostre tradizioni,hanno pretese assurde e purtroppo molte volte sono assecondate da amministratori locali che per raccimolare qualche voto,ormai sono pronti a qualunque infamità.
In molte Città italiane si costruiscono moschee per far pregare questa gente,mentre loro nei loro Paesi distruggono le chiese e uccidono i cristiani,piano piano chiederanno la chiusura delle nostre chiese perchè gli danno fastidio,MA CHI CAZZO SI CREDONO DI ESSERE,in Italia gli stiamo dando troppa importanza,questi sono le classiche persone che se gli dai un dito si prendono tutto il braccio.Noi gli dobbiamo far capire che la nostra TOLLERANZA ha un limite,o si adeguano alle nostre usanze,o se ne vanno fuori dai coglioni.

 
 

mercoledì 24 settembre 2014

CONOSCI IL TUO NEMICO

Art. camerata Maro Affatigato.

Impara dalla Storia : la società multiculturale e multirazziale e l’invasione islamica.


 
Era inevitabile che accadesse lo scontro di “civiltà” : quella occidentale e le altre. Questo è dovuto al fatto che la permeabili...tà della nostra società consente l’immigrazione di persone provenienti da tutto il mondo, con la conseguente necessità di conoscenza reciproca. Ed era inevitabile che proprio con l’Islam, tra tutte le altre civiltà, si verificassero situazioni di conflitto perché l’Occidente è culturalmente impreparato a realizzare quella “idealizzata società multiculturale e multirazziale” che negli ultimi decenni ha perseguito ma solamente per poche centinaia d’anni l’Impero Romano era riuscito politicamente ad applicare (foto 1).
Questo per due ragioni:
- primo non riesce, o non vuole, o non è più capace di riconoscere le proprie radici culturali, con la gravissima conseguenza di perdere la dimensione della propria identità che gli ha permesso di raggiungere il livello di preminenza che ancora ha nel mondo;
- secondo gli occidentali continuano a ragionare e ad applicare agli altri il proprio metro di giudizio, che è per forza di cose distorta, parziale o addirittura completamente errata.
La tendenza dell’occidentale è di credere che Allah sia l’equivalente del Dio cristiano: nulla di più sbagliato.
Che il rapporto con la religione si basi sul concetto cristiano della separazione fra Stato e Chiesa (“Il mio Regno non è di questo mondo”): nulla di più sbagliato, per l’Islam non ci può essere separazione fra politica e religione.
Che Maometto sia il corrispondente di Gesù: qui rasentiamo la bestemmia, sia per gli islamici che per i cristiani che in Gesù riconoscono Dio stesso fatto carne (Vangelo Giovanni cap. 1), mentre per gli islamici Gesù è solamente un “profeta”.
Che la Moschea sia la loro Chiesa: sbagliatissimo, semmai è l’oratorio se proprio dobbiamo giocare ai paragoni.
Che l’Imam sia il prete, l’ulema il teologo, il sufi un monaco, e così via: tutto sbagliato.
Eppure così pensano i più, a causa della mania di ragionare per analogie.
Nello studio e nella comprensione delle altrui civiltà serve invece la doppia capacità di spogliarsi della propria cultura e mentalità, completamente, per rivestirsi dell’immedesimazione nella cultura altrui: è il passaggio che consente, per esempio, allo studioso di teologia di diventare un potenziale teologo, perché potrà poi confrontare davvero in modo corretto le diverse esperienze religiose, cogliendone le peculiarità, le debolezze ma anche le magnificenze.
Parliamo ora di Islam.
In queste poche righe affronterò tre soli argomenti, delle migliaia che sarebbero importanti, perché sono urgenti: l’essenza dell’Islam e il suo fine escatologico, la compatibilità tra l’Islam e la struttura sociale democratica, l’esistenza del cosiddetto Islam moderato.
“Non c’è altro Islam che l’Islam. Allah è l’unico Dio e Maometto il suo Inviato”. Questa professione di fede è uno dei cosiddetti cinque pilastri della religione musulmana; in arabo suona in modo un po’ cacofonico, va pronunciata ogni giorno e basta recitarla ad alta voce, in arabo, davanti a testimoni musulmani, per appartenere irreversibilmente all’Islam. Una specie di battesimo, perpetuando lo stupido gioco dell’analogia. In esso è già contenuto tutto il pensiero islamico e da esso deriva anche lo scopo finale dell’Islam in vista del “giudizio universale”: quando tutto il Mondo sarà sottoposto alla sharìa, la legge coranica, allora Gesù (grande profeta, ma non divino) e il Mahdi (un alter ego di Maometto che ne porterà nome e sembianze) prepareranno la manifestazione di Allah e il suo giudizio. Ciò potrà avvenire solo quando tutto il Mondo sarà sottoposto alla sharìa, cioè quando gli infedeli saranno stati eliminati e saranno rimasti solo i membri della Umma (la comunità dei credenti nell’Islam) e i Dhimmi (“Gente del Libro”, sottomessi al Corano e tributari dell’obolo obbligatorio alla Moschea, ma privatamente liberi di pregare a modo loro).
Ogni buon musulmano è chiamato ad impegnarsi per creare queste condizioni e questo “impegno sulla via del Corano” che si definisce Jihad, quindi non significa affatto “guerra santa” come dicono molti islamologi improvvisati, ma ha un valore assai più elevato, giacché lo scopo della islamizzazione finale dell’umanità può essere perseguito anche senza combattere cruentemente.

Eccoci arrivati al secondo argomento.
Al Zawahiri, il barbuto con gli occhiali che stava sempre a fianco di Bin Laden, è il continuatore dell’opera di Qutb, impiccato in Egitto nel 1966 per il reato di sedizione armata. Entrambi appartengono a quel movimento mondiale che si chiama “Fratelli Musulmani” . Qutb disse: “Con le vostre leggi vi conquisteremo, con le nostre vi domineremo”. L’Islam è per dogma religioso avverso e incompatibile alla democrazia: il potere è di Allah, non del popolo, e la struttura sociale politica deve riprodurre e perpetuare la forma costituzionale imposta dal Corano, cioè la società formata nel 622 a Medina dal Profeta, circondato dai Salafiti (i primissimi credenti) e dagli Ansar (“associati”, cioè i primi convertiti medinesi all’Islam): un capo (khalifa, in arabo), dei consiglieri (i visir) e l’esercito; poi il popolo, sottomesso ad Allah e adorante.
Tuttavia gli islamici sono tenuti a impegnarsi per la jihad anche con l’utilizzo dei metodi democratici nei paesi appartenenti al territorio da conquistare, il dar-al-harb, cioè “casa della guerra” che è il nome dei territori non musulmani; quando saranno sottomessi, grazie anche al soprannumero garantito dalla politica di proliferazione permessa dall’istituto matrimoniale poligamico, tali paesi diverranno dar-al-islam, cioè casa dell’Islam, e la democrazia eretica dovrà essere estirpata in favore della tradizionale struttura gerarchica teocratica voluta dal Corano.
Nel frattempo ogni atto, anche cruento, finalizzato a incutere timore e rispetto, a ottenere privilegi e concessioni, va incoraggiato; chi si immola sulla “via del Corano” è uno shadid, una specie di martire che accede direttamente al paradiso islamico, e se nel farlo uccide molti infedeli la sua gloria sarà maggiore.
Non si creda che questo sia pensiero fondamentalista: questo è Islam puro, l’unico vero Islam. Quello per il quale il peccato peggiore è l’offesa al Profeta, da punire con la decapitazione; il secondo è l’apostasia, motivo per il quale da 1.400 anni, cioè da sempre, gli Islamici uccidono e massacrano i loro fratelli che vivono la religione con troppa tiepidezza o concedendo aperture ad altri stili di vita; il terzo è l’infedeltà, motivo per il quale da 1.400 anni, cioè da sempre, essi combattono per espandere il dominio dell’Islam.

Siamo quindi al terzo punto.
Il fantomatico “Islam moderato”, di cui si riempiono la bocca i nostri politici incompetenti, non esiste. Non è ammesso come concetto. Chi si propone come moderato è solo un combattente che usa lo strumento della politica, così come previsto e accettato, in luogo di quello della guerra, ma spesso sotto la maschera di sorrisi e di doppie verità è più fanatico degli shadid, impropriamente definiti kamikaze. Questi finti moderati dicono: “il vero Islam vuole la pace per rispettare la parola del Profeta”. Noi, che invece ragioniamo da cristiani anche se atei, abbocchiamo e pensiamo: “Visto che ci sono anche gli Islamici moderati?”; ma loro intendevano: “Quando tutti saranno sottomessi all’Islam non ci sarà più guerra, solo la pace preconizzata da Maometto”.
Esistono invece molti, davvero tanti, mediorientali e nordafricani che cercano silenziosamente di sottrarsi al controllo delle moschee, che pregano Allah per abitudine e tradizione, a casa loro, ma sarebbero aperti alla possibile assimilazione nella nostra civiltà, ma con loro non può esserci alcun dialogo istituzionale perché sanno benissimo di non potersi esporre, pena la morte.
Essi non parlano mai di politica, né di religione, hanno paura; sarebbero loro i cosiddetti islamici moderati, io dico secolarizzati o non veramente islamici, simili nel rapporto con la religione a molti cristiani non praticanti: sono persone verso le quali dovremmo impegnarci per inserirli educandoli alla nostra civiltà, una volta individuati, ma non saranno mai un referente politico.
Concludo con due cose: una chiave interpretativa di alcuni fatti e un richiamo alle coscienze

La jihad ha avuto un inizio simbolico per noi occidentali che è la data 11 settembre 2001; ma già era in corso, con atroci episodi, ma quel frangente fu eclatante e fu scelto apposta. Fu scelta una data particolare del calendario cristiano (i musulmani ne usano un altro) perché era altamente simbolica: era proprio l’ 11 Settembre 1683 quando san Marco d’Aviano arringò l’esercito europeo asserragliato a Vienna nel momento di maggior pericolo per l’Europa, ancor peggiore che a Lepanto il 7 Ottobre 1571. Il predicatore ammonì i combattenti, rendendoli consapevoli che una sconfitta avrebbe comportato la fine della cristianità e della civiltà europea. L’esito della battaglia, protrattasi fino al giorno successivo, vide la sconfitta definitiva delle truppe musulmane, ricacciate verso la Turchia che era allora il centro politico dell’Islam.
Il significato dell’attacco alle torri gemelle era quello di ricominciare da dove si erano fermati in modo tanto netto, e per l’occasione fu fatto uno strappo alla seguente regola: per gli attacchi in dar-al-harb il Profeta raccomandava il giorno di Giovedì, e infatti tutti gli attacchi successivi a Bali, Madrid, Mosca, Londra 1 e 2, furono di Giovedì. Invece in dar-al-islam è d’obbligo il combattimento perpetuo per cacciare gli infedeli invasori, ed ecco spiegati gli attacchi quotidiani in Iraq, in Palestina o in Siria.
Di fronte a questa situazione siamo tutti chiamati a rispondere: Benedetto XVI aveva ragione quando ci richiamava a vivere nella consapevolezza delle proprie radici cristiane, indipendentemente dal sentimento religioso di ciascuno; aveva ragione quando attaccava il relativismo etico, che è il cancro morale della nostra civiltà poiché impedisce di trovare la concordia sulle regole di convivenza e sull’atteggiamento da opporre agli attacchi esterni.
È noto a chi conosce profondamente gli strumenti della democrazia e il diritto costituzionale che la via per risolvere democraticamente, pacificamente, senza violenza, ma certo con fermezza e decisione, il problema imposto dall’aggressione islamista alla “civiltà occidentale” c’è. Prima però bisogna ridare il senso di unità alla comunità dei cittadini, perché senza il senso di appartenenza unitaria superiore alle divisioni partitiche una democrazia è destinata a perire, senza eccezioni.


 

LA FRANCIA INIZIA A BRUCIARE MENTRE L’ITALIA PIANGE SU SE STESSA.

 
Art camerata Marco Affatigato.
 
 
 
 
E’ di qualche giorno fa che i “coltivatori diretti” del Nord Ovest della Francia hanno manifestato contro la politica agricola ed economica impositiva del governo francese che mina gravemente la loro attività . La collera è divenuta ancor più forte poiché questo settore è stato raggiunto anche dalle sanzioni che la Russia, rispondendo alle sanzioni dell’Unione Europea, ha applicato nei confronti dei prodotti agricoli francesi.
Una collera che si è sviluppata con una marcia di trattori e macchine agricole in direzione dei “centri” che rappresentano lo Stato francese: l’ufficio delle imposte e quello della “mutuelle agricole” ( il nostro INPS), dove dapprima hanno scaricato un bel po’ di metri cubi di letame e poi …incazzati…hanno assalito facendo irruzione all’interno, devastando tutti gli uffici e letteralmente dando fuoco agli immobili (foto ).
Ecco come la collera degli “imprenditori agricoli” , i contadini, si è trasformata in rivolta. In rivolta contro il “programma economico” francese che oltre alle imposte già presenti prevede un loro aumento e in rivolta contro la posizione della Francia nei confronti della Russia , nella crisi ucraina, che ha comportato il blocco delle importazioni da parte della Russia dei prodotti agricoli francesi. Certamente che il governo social-democratico (così si è definito recentemente il rappresentante, primo ministro Valls, del presidente della Repubblica francese, Hollande anch’egli definitosi “social-democratico”, pur essendo entrambi socialisti membri del Partito Socialista francese ed eletti in quanto tali) reagirà nei confronti di questi manifestanti-rivoltosi. Del resto ha già dato ordine al ministro degli Interni (socialista) di “arrestare” i contadini che hanno osato bruciare gli “status simbol” del potere, non pensando minimamente che forse questa gente che vive della vendita del lavoro nei campi forse ha anche ragione ad incazzarsi. E gli agricoltori ora come prima i trasportatori (che oltre i “blocchi stradali” avevano bruciato i “caselli di pagamento” autostradali fino a portare il governo a rinunciare all’imposta sul traffico dei camion) s’incazzeranno ancora pur di ottenere ciò che chiedono, giustamente. Ma questo è la Francia dove gli “scioperi” , vedi lo sciopero dei piloti di Air France, sono scioperi che bloccano il paese e dove le “rivolte” sono rivolte. Niente a che vedere con i nostri “scioperi programmati e autorizzati” e con le nostre “rivolte intermittenti e comode”. Ma la differenza è che loro ottengono il risultato sperato e cercato mentre noi ….una bella risata da parte di chi governa.
Ma quanto accaduto in Francia riguarda solamente la Francia ? No, certamente perché “ The European Commission suspended compensation to producers of fruits and vegetables affected by the Russian sanctions, due to the large amount of claims authorities received, a source in one of the European institutions told Itar-tass”. Tradotto: siamo fottuti.
Perché “lo stop agli aiuti per l’ortofrutta colpita dall’embargo deciso dalla Russia ci colpisce duramente in quanto siamo leader europeo nella produzione di ortofrutta che sta attraversando una crisi senza precedenti”, così spiegava pochi giorni fa il presidente della Coldiretti italiana, Roberto Moncalvo, nel commentare l’improvvisa decisione della Commissione europea di sospendere le misure di emergenza introdotte dopo l’embargo russo a sostegno della frutta e verdura deperibile per cercare di progettare entro pochi giorni un sistema più mirato a causa di un aumento sproporzionato di richieste di aiuto per alcuni prodotti.
Ancora una volta siamo vittime delle decisioni prese dalla Commissione Europea:
- vittime delle scelte dei criteri per sostenere l’agricoltura europea (“i produttori polacchi – spiega la Coldiretti – avrebbero infatti presentato richieste per l’87% dei fondi destinati a sostenere tutti i produttori comunitari di ortofrutta deperibile, poiché le indennità di ritiro previste risultano molto interessanti in situazioni con costi di produzione più’ bassi; si tratta della dimostrazione che é profondamente sbagliato non tenere conto delle diverse situazioni produttive tra i diversi paesi nella definizione di misure di sostegno che risultano a questo punto particolarmente importanti e urgenti per l’Italia”);
-vittime per l’embargo verso la Russia, vittime della risposta della Russia all’embargo nei suoi confronti.
Ma cosa è accaduto a Roma , al governo Napolitano-Renzi (sostenuto da Berlusconi) ? Nulla ! ovviamente: Renzi non rinnega il suo appoggio incondizionato all’Ucraina e quindi alle decisioni europee, che poi ora dipendono dal ministro Mogherini, che ha detto che la Russia non è più un partner strategico. Adesso lo spieghino bene anche a quelli imprese agricole e agricoltori che falliranno.
L’ortofrutta è il settore produttivo del “Made in Italy” in più colpito dall’embargo con le esportazioni che avevano raggiunto i 72 milioni di euro nel 2013 senza dimenticare i danni indiretti provocati dal rischio di invasione sul territorio nazionale di prodotti di altri Paesi che non possono trovare più uno sbocco in Russia. Complessivamente il danno diretto è stimato in circa 200 milioni di euro all’anno e riguarda oltre all’ortofrutta il blocco delle esportazioni delle carni per 61 milioni di euro e di latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro. Da segnalare che sono stati colpiti anche prodotti tipici dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano (per un importo di 15 milioni di euro), ma anche prosciutti a denominazione di origine. Le misure di sostegno che sono state sospese prevedevano un importo di 125 milioni sino a novembre per tutta l’Unione Europea a sostegno dei prodotti ortofrutticoli (pomodori, carote, cavolo bianco, peperoni, cavolfiori, cetrioli e cetriolini, funghi, mele, pere, piccoli frutti, uva da tavola e kiwi). Con ritiri dal mercato e compensazioni per la non-raccolta e la raccolta anticipata con l’assistenza finanziaria per tutti i produttori, inclusi quelli che non fanno parte di organizzazioni di produttori.
Peccato che i coltivatori diretti italiani non siano neanche lontani cugini dei coltivatori diretti francesi: loro hanno oltre alla rabbia anche le palle per reagire ed agire , quelli italiani oltre alla rabbia hanno tante chiacchere e lacrime per richieste di ..elemosine, come gli 80 euro in busta paga e i 70 euro di indennità alle forze dell'ordine, accontentandosi.



 

L'ITALIA NON SI TOCCA!! Tutti devono vedere questo video, e' ora di dire...


martedì 23 settembre 2014

"LA DOTTRINA DEL FASCISMO"


 Dal camerata.Silvio Verratti

 
 


"LA DOTTRINA DEL FASCISMO" di BENITO MUSSOLINI - 1938 ANNO XVI - IDEE FONDAMENTALI: - 1° PARTE -
LEGGETE E DIVULGATE.
Come ogni salda concezione politica, il Fascismo è prassi (procedura) ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlativa alle condingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di v...erità nella storia superiore del pensiero. Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà umana dominatrice di volontà senza un concetto della realtà transeunte (che passa) e particolare su cui bisogna agire, e della realtà permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l'uomo; e per conoscere l'uomo bisogna conoscere la realtà e le sue leggi. Non c'è concetto dello stato che non sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di idee che si svolge in una cotruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma è sempre, almeno virtualmente, una concezione organica del mondo.
Così il Fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico. Il mondo per il Fascismo non è questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l'uomo è un individuo separato da tutti gli altri e per sè stante, ed è governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L'uomo del Fascismo è individuo che è Nazione e Patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l'istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l'individuo, attraverso l'abnegazione (rinuncia) di sè, il sacrifizio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell'esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo.
CONTINUA.....


"LA DOTTRINA DEL FASCISMO" di BENITO MUSSOLINI - 1938 ANNO XVI - IDEE FONDAMENTALI: - 2° PARTE -LEGGETE E DIVULGATE.
Dunque concezione spiritualistica, sorta anch'essa dalla generale reazione contro il fiacco e materialistico positivismo dell' '800. Antipositivistica ma positiva: non scettica, nè agnostica, nè pessimistica, nè passivamente ottimistica, come sono in generale le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell'uomo, che con la sua libera v...olontà può e deve crearsi il suo mondo. Il FASCISMO VUOLE L'UOMO ATTIVO E IMPEGNATO NELL'AZIONE CON TUTTE LE SUE ENERGIE: LO VUOLE VIRILMENTE CONSAPEVOLE DELLE DIFFICOLTÀ CHE CI SONO, E PRONTO AD AFFRONTARLE. CONCEPISCE LA VITA COME LOTTA PENSANDO CHE SPETTI ALL'UOMO CONQUISTARSI QUELLA CHE SIA VERAMENTE DEGNA DI LUI, CREANDO PRIMA DI TUTTO IN SÈ STESSO LO STRUMENTO (fisico, morale, intellettuale) PER EDIFICARLA. Così per l'individuo singolo, così per la Nazione, così per l'umanità. Quindi l'alto valore della cultura in tutte le sue forme - ARTE, RELIGIONE, SCIENZA - e L'IMPORTANZA GRANDISSIMA DELL'EDUCAZIONE. Quindi anche il valore essenziale del LAVORO, con cui l'uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale).
Questa concezione positiva della vita è evidentemente una concezione etica. E investe tutta la realtà, nonchè l'attività umana che la signoreggia.Nesuna azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. LA VITA PERCIÒ QUALE LA CONCEPISCE IL FASCISTA È SERIA, AUSTERA, RELIGIOSA: TUTTA LIBERATA IN UN MONDO SORRETTO DALLE FORZE MORALI E RESPONSABILI DELLO SPIRITO.
IL FASCISTA DISDEGNA LA VITA <<COMODA>>.
CONTINUA........


"LA DOTTRINA DEL FASCISMO" di BENITO MUSSOLINI - 1938 ANNO XVI - IDEE FONDAMENTALI: - 3° PARTE -LEGGETE E DIVULGATE.
IL FASCISMO È UNA CONCEZIONE RELIGIOSA IN CUI L'UOMO È VEDUTO NEL SUO IMMANENTE RAPPORTO CON UNA LEGGE SUPERIORE, CON UNA VOLONTÀ OBIETTIVA CHE TRASCENDE L'INDIVIDUO PARTICOLARE E LO ELEVA A MEMBRO CONSAPEVOLE DI UNA SOCIETÀ SPIRITUALE Chi nella politica religiosa del Regime Fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il FASCI...SMO, OLTRE AD ESSERE UN SISTEMA DI GOVERNO, È ANCHE , E PRIMA DI TUTTO, UN SISTEMA DI PENSIERO.
IL FASCISMO È UNA CONCEZIONE STORICA, NELLA QUALE L'UOMO NON È QUELLO CHE È SE NON IN FUNZIONE DEL PROCESSO SPIRITUALE A CUI CONCORRE, NEL GRUPO FAMILIARE E SOCIALE, NELLA NAZIONE E NELLA STORIA, A CUI TUTTE LE NAZIONI COLLABORANO. DONDE IL GRAN VALORE DELLA TRADIZIONE NELLE MEMORIE, NELLA LINGUA, NEI COSTUMI, NELLE NORME DEL VIVERE SOCIALE. FUORI DALLA STORIA L'UOMO È NULLA. PERCIÒ IL FASCISMO È CONTRO TUTTE LE ASTRAZIONI INDIVIDUALISTICHE (liberismo) E MATERIALISTICHE (marxismo), TIPO XVIII° SECOLO (e anche XX° E XXI° secolo); ED È CONTRO TUTTE LE UTOPIE E LE INNOVAZIONI GIACOBINE. IL FASCISMO NON CREDE POSIBILE LA <<FELICITÀ>> SULLA TERRA COME FU NEL DESIDERIO DELLA LETTERATURA ECONOMICISTICA DEL '700, E QUINDI RESPINGE TUTTE LE CONCEZIONI TELEOLOGICHE PER CUI A UN CERTO PERIODO DELLA STORIA CI SAREBBE UNA SISTEMAZIONE DEFINITIVA DEL GENERE UMANO. QUESTO SIGNIFICA METTERSI FUORI DELLA STORIA E DELLA VITA CHE È CONTINUO FLUIRE E DIVENIRE. IL FASCISMO POLITICAMENTE VUOL ESSERE UNA DOTTRINA REALISTICA; PRATICAMENTE, ASPIRA A RISOLVERE
SOLO I PROBLEMI CHE SI PONGONO STORICAMENTE DA SÈ E CHE DA SÈ TROVANO O SUGGERISCONO LA PROPRIA SOLUZIONE. PER AGIRE TRA GLI UOMINI, COME NELLA NATURA, BISOGNA ENTRARE NEL POSSESO DELLA REALTÀ E IMPADRONIRSI DELLE FORZE IN ATTO.
CONTINUA.............


"LA DOTTRINA DEL FASCISMO" di BENITO MUSSOLINI - 1938 ANNO XVI - IDEE FONDAMENTALI: - 4° PARTE -
LEGGETE E DIVULGATE.
ANTIINDIVIDUALISTICA, LA CONCEZIONE FASCISTA È PER LO STATO; ED È PER L'INDIVIDUO IN QUANTO ESSO COINCIDE CON LO STATO, COSCIENZA E VOLONTÀ UNIVERSALE DELL'UOMO NELLA SUA ESISTENZA STORICA. È CONTRO IL LIBERALISMO CLASSICO, CHE SORSE DAL BISOGNO DI REAGIRE ALL'ASSOLUTISMO E HA ESAURITO LA SUA FUNZIONE STORICA, DA QUANDO LO STATO SI È TRASFORMATO NELLA STESSA C...OSCIENZA E VOLONTÀ POPOLARE.
IL LIBERALISMO NEGA LO STATO NELL'INTERESSE DELL'INDIVIDUO PARTICOLARE; IL FASCISMO RIAFFERMA LO STATO COME LA REALTÀ VERA DELL'INDIVIDUO. E SE LA LIBERTÀ DEV'ESSERE L'ATTRIBUTO DELL'UOMO REALE, E NON DI QUELL'ASTRATTO FANTOCCIO A CUI PENSA IL LIBERALISMO INDIVIDUALISTICO, IL FASCISMO È PER LA LIBERTÀ. È PER LA SOLA LIBERTÀ CHE POSSA ESSERE UNA COSA SERIA, LA LIBERTÀ DELLO STATO E DELL'INDIVIDUO NELLO STATO. GIACCHÈ, PER IL FASCISTA, TUTTO È NELLO STATO, E NULLA DI UMANO O SPIRITUALE ESISTE, E TANTO MENO HA VALORE, FUORI DELLO STATO. IN TAL SENSO IL FASCISMO È TOTALITARIO, E LO STATO FASCISTA, SINTESI E UNITÀ DI OGNI VALORE, INTERPRETA, SVILUPPA E POTENZIA, TUTTA LA VITA DEL POPOLO.
CONTINUA..........


"LA DOTTRINA DEL FASCISMO" di BENITO MUSSOLINI - 1938 ANNO XVI - IDEE FONDAMENTALI: - 5° PARTE -
LEGGETE E DIVULGATE.
NÈ INDIVIDUI FUORI DELLA STATO, NÈ GRUPPI (partiti politici, associazioni, sindacati, classi). PERCIÒ IL FASCISMO È CONTRO IL SOCIALISMO CHE IRRIGIDISCE IL MOVIMENTO STORICO NELLA LOTTA DI CLASSE E IGNORA L'UINITÀ STATALE CHE LE CLASSI FONDE IN UNA SOLA REALTÀ ECONOMICA E MORALE; E ANALOGAMENTE, È CONTRO IL SINDACALISMO CLASSISTA. MA NELL'ORBITA DELLO STATO OR...DINATORE, LE REALI ESIGENZE DA CUI TRASSE ORIGINE IL MOVIMENTO SOCIALISTA, IL FASCISMO LE VUOLE RICONOSCIUTE E LE FA VALERE NEL SISTEMA CORPORATIVO DEGLI INTERESSI CONCILIATI NELL'UNITÀ DELLO STATO. GLI INDIVIDUI SONO CLASSI SECONDO LE CATEGORIE DEGLI INTERESSI; SONO SINDACATI SECONDO LE DIFFERENZIATE ATTIVITÀ ECONOMICHE COINTERESSATE; MA SONO PRIMA DI TUTTO E SOPRATTUTTO STATO. IL QUALE NON È NUMERO, COME SOMMA D'INDIVIDUI FORMANTI LA MAGGIORANZA DI UN POPOLO. E
PERCIÒ IL FASCISMO È CONTRO LA DEMOCRAZIA CHE RAGGUAGLIA IL POPOLO AL MAGGIOR NUMERO ABBASSANDO IL LIVELLO DEI PIÙ; MA È LA FORMA PIÙ SCHIETTA DI DEMOCRAZIA SE IL POPOLO È CONCEPITO, COME DEV'ESSERE, QUALITATIVAMENTE E NON QUANTITATIVAMENTE., COME L'IDEA PIÙ POTENTE PERCHÈ PIÙ MORALE, PIÙ COERENTE, PIÙ VERA, CHE NEL POPOLO SI ATTUA QUALE COSCIENZA E VOLONTÀ DI POCHI, ANZI DI UNO, E QUALE IDEALE TENDE AD ATTUARSI NELLA COSCIENZA E VOLONTÀ DI TUTTI. DI TUTTI COLORO CHE DALLA NATURA E DALLA STORIA, ETNICAMENTE, TRAGGONO RAGIONE DI FORMARE UNA NAZIONE, AVVIATA SOPRA LA STESSA LINEA DI SVILUPPO E FORMAZIONE SPIRITUALE, COME UNA COSCIENZA E UNA VOLONTÀ SOLA.
CONTINUA............................................


"LA DOTTRINA DEL FASCISMO" di BENITO MUSSOLINI - 1938 ANNO XVI - IDEE FONDAMENTALI: - 6° ED ULTIMA PARTE -
LO STATO FASCISTA. LEGGETE E DIVULGATE.
NON È LA NAZIONE A GENERARE LO STATO, SECONDO IL CONCETTO DEGLI STATI NAZIONALI DEL XIX° SECOLO. ANZI LA NAZIONE È CREATA DALLO STATO, CHE DÀ AL POPOLO, CONSAPEVOLE DELLA PROPRIA UNITÀ MORALE, UNA VOLONTÀ, E QUINDI UN'EFFETTIVA ESISTENZA. IL DIRITTO DI UNA NAZIONE ALL'INDIPENDENZA DERIVA NON DA UNA LETTERARIA E IDEALE COSCIENZA DEL... PROPRIO ESSERE, E TANTO MENO DA UNA SITUAZIONE DI FATTO PIÙ O MENO INCONSAPEVOLE E INERTE, MA DA UNA COSCIENZA ATTIVA, DA UNA VOLONTÀ POLITICA IN ATTO E DISPOSTA A DIMOSTRARE IL PROPRIO DIRITTO: CIOÈ, DA UNA SORTA DI STATO GIÀ IN DIVENIRE. LO STATO INFATTI, È CREATORE DEL DIRITTO. LA NAZIONE COME STATO È UNA REALTÀ ETICA CHE ESISTE E VIVE IN QUANTO SI SVILUPPA. IL SUO ARRESTO È LA SUA MORTE. PERCIÒ LO STATO NON SOLO È AUTORITÀ CHE GOVERNA E DA FORMA DI LEGGE E VALORE DI VITA SPIRITUALE ALLE VOLONTÀ INDIVIDUALI, MA È ANCHE POTENZA CHE FA VALERE LA SUA VOLONTÀ ALL'ESTERNO, FACENDOLA RICONOSCERE E RISPETTARE, OSSIA DIMOSTRANDONE, COL FATTO, L'UNIVERSALITÀ IN TUTTE LE DETERMINAZIONI NECESARIE DEL SUO SVOLGIMENTO. LO STATO FASCISTA, FORMA PIÙ ALTA E POTENTE DELLA PERSONALITÀ, È FORZA, MA SPIRITUALE. LA QUALE RIASSUME TUTTE LE FORME DELLA VITA MORALE E INTELLETTUALE DELL'UOMO. NON SI PUÒ QUINDI LIMITARE A SEMPLICI FUNZIONI DI ORDINE E TUTELA, COME VUOLE IL LIBERALISMO. NON È UN SEMPLICE MECCANISMO CHE LIMITI LA SFERA DELLE PRESUNTE LIBERTÀ INDIVIDUALI. È FORMA E NORMA INTERIORE, E' DISCPLINA DI TUTTA LA PERSONA; PENETRA LA VOLONTÀ COME L'INTELLIGENZA. IL SUO PRINCIPIO SCENDE NEL PROFONDO E SI ANNIDA NEL CUORE DELL'UOMO D'AZIONE COME DEL PENSATORE, DELL'ARTISTA COME DELLO SCIENZIATO: ANIMA DELL'ANIMA. IL FASCISMO INSOMMA NON È SOLTANTO DATORE DI LEGGI E FONDATORE D'ISTITUTI, MA EDUCATORE E PROMOTORE DI VITA SPIRITUALE. VUOL RIFARE NON LE FORME DELLA VITA UMANA, MA IL CONTENUTO, L'UOMO, IL CARATTERE, LA FEDE. E A QUESTO FINE VUOLE DISCIPLINA, E AUTORITÀ CHE SCENDA ADDENTRO NEGLI SPIRITI, E VI DOMINI INCONTRASTATA. LA SUA INSEGNA PERCIÒ È IL FASCIO LITTORIO, SIMBOLO DELL'UNITÀ, DELLA FORZA, DELLA GIUSTIZIA.

 Un ringraziamento al camerata Silvio Veratti per l'opera.

 



E’ IN ATTO L’INVASIONE !


Art di Marco Affatigato.



La cartina pubblicata da Die Welt parla da sola. Peccato che in Italia siano in circolazione dati di altra fattura, che in qualche modo minimizzano.
Ma basta varcare un confine, anche solamente quello di Ventimiglia o cliccare su internet il sito della “stampa estera europea”, per scoprire la verità.
Il grafico pubblicato da “Die Welt” mostra dove si registra la più alt...
a concentrazione di popolazione immigrata negli stati dell’Unione: l’Italia. Serve altro da aggiungere?
Mentre tra Mare Nostrum e progetti europei di respingimento, l’Italia resta la frontiera geograficamente più esposta, è la politica a dire da sola che tipo di orientamento alla legalità, alla sicurezza abbiano adottato i legislatori: porte aperte all’invasione. Del resto siamo l’unico Paese membro dell’Unione Europa dove “clandestino” non più è reato.



 

RAGGIUNGERE IL PUNTO DI CAOS.


Art del camerata
 
Prendo spunto da questo commento sul mio diario per fare una, forse, stupida riflessione:
"No, questo non lo posso accettare : non si leva dal mondo un uomo per un insulto o uno sputo Questo bestione doveva modulare la propria forza, le proprie percosse : ora medti in galera", mi hanno detto. Io stavo esprimendo SOLIDARIETA' a Daniele il ragazzo di Torpignattara che h...a levato dal mondo un pakistano molesto. E' evidente che fu un incidente, ed e' altrettanto evidente che Daniele non ha alcuna responsabilita di cio che e' successo, almeno non quanto ce l'hanno i boia che lo hanno messo in una simile insofferenza nella sua terra, la sua unica terra dalla quale non a tutti e' dato nemmeno di scappare. Sono di Roma Est, conosco Torpignattara, caratteristica borgata romana fino a ieri; uno zoo oggi. Ecco che gli italiani cominciano a rovinarsi la vita per colpa di capital catto comunisti e immigrati. Ribadisco la mia solidarieta' ad un ragazzo che si e' rovinato la vita, giovanissimo.
(ci tengo pur essendo contro la societa del meticciato a farvi notare le differenze tra i vari immigrati...e' una distinzione doverosa secondo me, un filippino non sara' mai come un albanese o un tunisino, cani da rieducare, ve lo garantisco io che sono qui) Ieri parlavo con una mia cara amica filippina, poverissima, vive in una casa di bambu' nella vegetazione tropicale, e le dicevo "capisci, arrivano con le barche ogni giorno..haha...quasi con i remi", e lei: "ma come? e li lasciano entrare tutti? cosi?". Vi ho detto tutto.
Anche alla luce dei recenti fatti di Corcolle (sempre a Roma Est), dove 30 immigrati hanno aggredito un autobus distruggendolo (autista una donna...bella civilta', bell'arricchimento da questi cani), e' oramai evidente che la situazione sta degenerando, queste bestie sono sempre di piu e sempre piu incazzate. I politici sono solo dei C R I M I N A L I che oltre tutto, oltre ad averci messo in queste situazioni per loro tornaconto personali, ci prendono per il culo discriminano e deridono dandoci dei razzisti o idiozie varie; da loro non possiamo aspettarci nulla dunque, che anzi sono i collaborazionisti di questi animali. La mia riflessione e' che e' evidente quanto sia giunta l'ora (o comunque stia giungendo) di passare a metodi drastici di difesa del paese, ma come questo sia impossibile all'interno delle regole sociali. Chi vorrebbe trovarsi nella situazione di Daniele? Ed infatti quello avvenuto al ragazzo fu un incidente, ma questi incidenti potrebbero per cosi dire diventare progetto. Se questo progetto e' inattuabile all'interno delle regole sociali si deve arrivare ad un punto di anarchia, ad un punto di caos sociale, per intenderci ad una situazione simile a quella che vi fu a Roma durante l'occupazione tedesca. Il problema dunque che si dovrebbe ora porre sarebbe questo: come giungere a quel punto? ? ?
 




sabato 20 settembre 2014

Organización Anticomunista .


Pagina amica facebook

https://www.facebook.com/pages/Organizaci%C3%B3n-Anticomunista-II/516938931771353


Questa pagina è dedicata agli esseri umani più di 100 milioni uccisi da questa ideologia criminale.

Esta página esta dedicada a los más de 100 millones de seres humanos muertos por esta criminal ideología.

This page is dedicated to the more than 100 million human beings killed by this criminal ideology.

venerdì 19 settembre 2014

Onore alla Nostra unica "vera" Repubblica!




RSI Continuità Ideale Rispondi senza guardare indietro: Non ho tradito!

Commemorazione e messa in sufragio del 43 militi della legione Tagliamento.


Fonte Sito  http://www.comitatoonoranzecadutidirovetta.blogspot.it/

21 Settembre 2014.

Ass.ne Reduci 1^ Legione CC. NN. 'M' d'Assalto Tagliamento
Comitato Onoranze Caduti di Rovetta
Ass.ne  Il Campo della Memoria di Nettuno

Visita alla Tomba dei Caduti di Rovetta
 al Cimitero del Verano di Roma
 21 Settembre 2014

P R O G R A M M A

Ore 9,30 
Incontro all’ingresso secondario del Cimitero del Verano nel Piazzale delle Crociate (poco prima della Tangenziale).       
                                                                                
Ore 10,00
Corteo dei Reduci dall'Ingresso del Verano alla Tomba dei Caduti.
      
Ore 10,30
Visita alla Tomba dei Caduti di Rovetta e Cerimonia commemorativa come segue:
Breve saluto di un rappresentante dell'Ass. Reduci della Tagliamento e del Presidente Alberto Indri       del Campo della Memoria
Sintetica Commemorazione storica del prof. Stelvio Dal Piaz
Appello ai Caduti di Rovetta.

Ore 11,30
Cerimonia religiosa come segue:
Santa Messa in suffragio dei Martiri officiata da  Don Marco Solimena, sacerdote del Clero romano, e Benedizione della Tomba.                               
Lettura della 'Preghiera del legionario'.
      
Ore 12,45 
Pranzo presso il Ristorante 'Mammà' (ex Le Crociate). Il convivio sarà preceduto dalla consegna del Premio Alto Morale Edizione 2014 all'Associazione 'Campo della Memoria' di Nettuno, annunciato nel XXII Raduno di Rovetta domenica 25 Maggio scorso.

Ore 16,00
Eventuali comunicazioni degli Appuntamenti in Programma per  l'anno 2015, e Commiato.

RIFERIMENTI
Pernottamento
Per prenotazioni pernottamento di sabato sera 20 Settembre 2014 presso l'Hotel Regina Margherita, via Bari n.3 (una traversa di Viale Regina Margherita):
camera singola euro 74.00, inclusa prima colazione, non inclusa tassa di soggiorno
camera doppia euro 84.00, inclusa prima colazione, non inclusa tassa di soggiorno
Rivogersi al sig. Lucio tel. 06 44202145 facendo riferimento all'Ass. Reduci Tagliamento

Pranzo
Per prenotazioni per il pranzo (prezzo euro 22,00) che avrà luogo domenica 21 alle ore 12,45 al vicino Ristorante 'Mammà' (ex Le Crociate) che è in Piazza delle Crociate 17 (sopra il Supermercato INS) , rivolgersi a:
Alberto Indri, tel. 06 64721096, cell. 339 4676055, Paolo Piovaticci, cell. 335 5280754





lunedì 15 settembre 2014

RUSSIA: L’internazionale nazional-patriottica si riunisce a San Pietroburgo



di Jacopo Custodi.
Fonte http://www.eastjournal.net 

Il 3 e 4 ottobre si terrà a San Pietroburgo il Forum Nazionale Russo, un evento in cui parteciperanno 1500 persone con l’obiettivo di “istituire un coordinamento delle forze nazionaliste in Europa, con la creazione di una piattaforma permanente per discutere e trovare soluzioni adeguate per l’interazione delle forze conservatrici e nazionaliste”.
L’evento è organizzato dall’Intelligent Design Bureau di Andrey Petrov, leader della sezione locale del partito Rodina, movimento russo della destra nazionalista vicina a Putin. Il sostegno al presidente russo è confermato anche nel sito dell’evento, che si apre con una citazione di Putin in cui mette in guardia i paesi europei dalla progressiva perdita delle loro tradizioni e dei loro valori, “nazionali, culturali, religiosi e sessuali”.
L’incontro è coperto da una alone di segretezza e la lista completa dei partecipanti è stata volutamente tenuta segreta, ma indiscrezioni ufficiali danno per confermata la presenza di esponenti di Jobbik, il movimento neofascista ungherese, dei neonazisti greci di Alba Dorata, del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, del Partito della Libertà Austriaco e di Forza Nuova.
È possibile che anche la Lega Nord sia stata invitata: Matteo Salvini, parlando del suo viaggio in Corea del Nord in una intervista alla Stampa, ha detto che ad ottobre andrà in Russia, senza però specificare per quale motivo.
E’ un dato di fatto che le destre europee siano sempre più vicine al governo russo: solo pochi giorni fa il leader di Forza Nuova Roberto Fiore ha partecipato in Crimea ad un incontro organizzato dal Cremlino, dal titolo “Russia, Ucraina, Nuova Russia: problemi e sfide globali”, in cui Fiore era l’unico invitato italiano. La presa di posizione di Forza Nuova in favore della Russia nel conflitto russo-ucraino è ulteriormente confermata da un appello del partito inviato direttamente a Putin, con Roberto Fiore come primo firmatario.
Sul fronte russo dovrebbero essere presenti all’incontro, tra gli altri, Alexandr Dugin, esponente dell’ideologia euroasiatica e “anima nera” delle Repubbliche Popolari dell’est ucraino; Eduard Limonov fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, il cui stemma era la bandiera nazista con la falce e il martello neri al posto della svastica; e Alexander Prokhanov, uno scrittore reazionario russo il cui pensiero politico unisce stalinismo e ultranazionalismo. Sembra sicura la presenza come oratore anche di Gennady Zyuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa, che, se confermata, è un’ulteriore dimostrazione dell’ambigua linea politica del partito comunista.
Per la maggior parte dei partiti di destra radicale europei, Mosca appare ormai sempre di più come “la capofila di un movimento paneuropeo che in nome dell’antiamericanismo e del rifiuto della società liberale rispolvera i vessilli della nazione, dell’identità, della sovranità e della tradizione”. Al punto che il partito russo Rodina ha parlato di una “Quarta Internazionale – Nazional-Patriottica” che potrebbe vedere la luce alla conclusione del Forum (ignorando probabilmente che l’Internazionale non si è fermata alla Terza, ma esiste anche la Quarta, che era stata fondata da Lev Trotsky).


 

giovedì 11 settembre 2014

SULLA VIOLENZA.

 Fonte art.  Copio un articolo di di Gianfranco de Turris:

Dal camerata
Andres Marzio Molise.

Durante una manifestazione a Roma i No TAV assaltano la sede del PD, e Gianni Cuperlo parlò di “vio...lenza fascista”.


Un giornalista de la Stampa viene pedinato e filmato nonostante sia sotto scorta; un senatore del PD trova sul pianerottolo di casa bottiglie incendiarie e lettere minatorie alla scuola calcio di suo figlio: entrambi sono nel mirino dei No TAV che sanno tutto di loro. Dopo aver denunciato il fatto, Marco Imarisio sul Corriere della Sera del 14 gennaio così conclude il suo corsivo: “Quello che stanno subendo Massimo e Stefano si chiama fascismo”, e il suo pezzo è intitolato “Non si sentono parole di condanna per le minacce fasciste dei No TAV”.

Ora che un politico di sinistra usi quei termini può essere comprensibile anche se non giustificabile, ma che usi una simile fraseologia un cronista di solito attento e oggettivo che non ha mai fatto sconti ai violenti è sconfortante. Vuol dire che la battaglia delle parole e il luogocomunismo progressista ha imposto i suoi diktat, e nessuno ha il coraggio di andare controcorrente. Non è vero che la violenza è violenza e non ha colore. La violenza invece da qualsiasi parte provenga ha un solo colore, quello nero, è fascista, mai quello rosso come pure sono i No TAV.

Eppure un giornalista come Imarisio dovrebbe avere buona memoria e ricordarsi, pur se magari non ha vissuto di persona quell’epoca, il modus operandi del terrorismo ultracomunista degli anni Settanta. Erano le Brigate Rosse, Prima Linea, Potere Operaio e le altre sigle consimili a fare proprio quello che stanno facendo oggi i No TAV, infiltrati e ormai guidati dai violenti e dai facinorosi di professione che a quella esperienza di quarant’anni fa si stanno rifacendo incoraggiati dalle Nuove BR in galera. Erano loro che pedinavano, fotografavano, annotavano orari di entrata e uscita da casa e dai posti di lavoro, prendevano i numeri delle targhe e gli indirizzi: si sono trovati fogli e quaderni pieni di simili dati, soprattutto di gente di destra, spesso alla fine ammazzata o ferita. Evidentemente anche quelli erano fascisti mascherati da comunisti come anche inizialmente si tentò di accreditare, ad esempio da parte di Umberto Eco e di Giorgio Bocca.

Non era affatto così, perché quelle brave persone erano compagni convinti, che magari sbagliavano come pure si disse, ma compagni, convintissimi delle loro idee comuniste e di quanto facevano, come in fondo lo sono oggi i No TAV.

Però oggi il comunismo non esiste più, i comunisti tanto meno e si sorride quando qualcuno li cita: ma guarda un po’, c’è ancora qualcuno che ci crede! Mentre invece il fascismo e i fascisti quelli sì che sono dietro l’angolo, alle porte, ci minacciano e ci spiano occultamente, sono pronti alla rivincita, non c’è affatto da scherzarci.

Essere riusciti a tanto è indice del potere che ha ancora l’intellighenzia, il giornalismo e la politica di sinistra: col tempo hanno effettuato una specie di lavaggio del cervello senza praticamente opposizione. La violenza di ogni tipo e genere, di ogni provenienza e manifestazione non è, non può essere che “fascista”!. Amen.

Cade (ritengo volontariamente) nella trappola linguistica anche il Pigi Battista, difensore sempre sulle colonne del Corriere della libertà di opinione scritta e parlata, anche se qualche volta se lo dimentica. In un altro corsivo, questa volta del 15 gennaio, stigmatizza l’assalto di un gruppo di studenti nei confronti di Angelo Panebianco, docente bolognese e collaboratore del quotidiano dove aveva osato scrivere parole sensate e controcorrente sulla immigrazione. Accusato di “razzismo”, imbrattate pareti e porta del suo studio all’università, irruzione nelle sue stanze, intimidazione. Per Battista si tratta di “squadrismo” e di “gestualità squadrista” tout court, neppure, chessò, di “squadrismo rosso”. C’era da scommetterci. Eppure Battista ha l’età e l’esperienza per ricordarsi bene cosa avveniva negli atenei italiani a partire dal mitizzato Sessantotto: le stesse identiche cose. Anch’esse ”squadrismo” o non piuttosto “violenza proletaria” contro i “baroni reazionari”? Da quella contestazione nacque infatti il terrorismo ultracomunista. I giovani che hanno insultato Panebianco lo definivano “razzista”, vulgo “fascista”. Da parte di “squadristi” un po’ strano.

Se la reazione pavloviana secondo cui ogni violenza è per definizione “fascista” ha attecchito nelle sinapsi di un famoso giornalista come Pigi Battista (il quale peraltro non dice a quale “collettivo” gli aggressori appartenessero), allora ci sono rimaste poche speranze per salvarci dal conformismo lessicale generalizzato.

Infine, la domanda da cui dipende, penso, la nostra possibilità di poter essere finalmente un “Paese normale”: perché la violenza nera di novanta anni fa è incancellabile e la violenza rossa di quarant’anni fa è cancellabilissima, al punto che su targhe e lapidi degli assassinati della formazioni comuniste non si capisce mai chi li abbia uccisi, mentre quella di Bologna è una “strage fascista”?

QUESTO L'ARTICOLO, SENTIAMO COMUNQUE COSA PENSASSE GIORGIO ALMIRANTE DEI CALCI RIDERVATI AI CAPITAL CATTO COMUNISTI

http://www.youtube.com/watch?v=5t6J_wcSQEM Altro...

NON PUOI MAI FARE CENTRO SE NON SAI MIRARE!


Art dal camerata
Andres Marzio Molise


Sono nelle Filippine..non il pese delle badanti a basso prezzo come si possa pensare ma un arcipelago meraviglioso, ...simile alla Malaysia, Cambogia, Indonesia, Thalandia, insomma Sud Est Asiatico. Qui gli spagnoli sono stati circa 400 anni le Filippine sono Asia Latina. Oggi pensavo a quegli uomini, i conquistadores (ho vissuto anche un anno in Peru...seguo involontariamente i loro passi), e pensavo: che classe di uomini erano, quelli. Pensate voi forse che potessero avere qualcosa in comune con quella gran parte di italiani odierni, comunisti e sottoprodotti, i quali addirittura si metono a coniare nuovi nomi per gli zingari quali quelli di "camminanati", per esser piu "buoni" e civili? In comune: nulla. La differenza che intercorre tra quegli antichi ispanici e gli odierni italioti e' quela che c'e tra chi conquista, e chi e' conquistato.
Parliamone di questi rossi, o rosa che siano: passiamo oltre alle nostre divergenze ideologiche, gia, loro sono internazionalisti, la patria e' una merda, loro considerano la religione una droga, e vedono poi l'essere umano come una semplice macchina da lavoro; non ne individuano superiorita e inferiorita debolezze o forze, tutti uguali davanti al padrone. Noi sappiamo invece che non e' il lavoro che nobilita l'uomo, ma ben altro: cultura, intelligenza, onore, forza e raffinatezza dell'animo, la spiritualita' ecc. A noi muovono gli antichi valori, quelli degi imperatori, quelli dei nobili-guerrieri, quelli spazzati via dalla rivoluzione francese. Ma passiamo oltre alle divergenze ideologiche che non e' una colpa avere idee diverse. VENIAMO ALLE COLPE, in pochi punti, di questi individui che continuano giornalmente a distruggere il paese.
- Rubarono l'oro degli italiani a Dongo per le loro campagne elettorali, e per i cazzi loro. Un oro che gli italiani donarono al duce ed alla patria, un oro di un popolo gia distrutto ed affamato dalla guerra. Permettete che sia ancora un pochettino incazzato de sta cosa? come direbbe il marchese Del Grillo.
- Lo rirubarono recentemente in parlamento, donandolo alle banche e asservendoci ai poteri economici. Quei poteri davanti ai quali Mussolini mai si chino' prono ed anzi ne fece dei nemici.
- Perpetrarono una azione mirata di distruzione della nostra cultura tradizionale, Dio patria famiglia, valori di per se sani, vennero trasformati in concetti grotteschi per imbecilli. Lasciando poi pero' il popolo, che in fondo e' un bambino, senza piu punti di riferimento se non i loro, (sporchi borghesi) del denaro. I risultati, li vediamo oggi.
- Si allearono agli invasori, da loro detti "alleati", e ci americanizzarono la societa'. Benche' non facciano altro che inveire contro la politica americana. Gia ma i controsensi sono la loro specialita. Inveiscono anche contro i cristiani e i credenti ma...
- Sia lleano oggi con nuovi invasori, e con i capitalisti (ma non sono contro il capitalismo?), finendo con l'islamicizzare la nostra societa'.
- Proseguono come carroarmati senza indietreggiare nella loro azione mirata di distruzione dei valori tradizionali, fu il Vendola addirittura ad affermare che i bambini hanno diritto ad avere rapporti omosessuali anche con adulti; insegnano fiabe da froci ai bambini dell'asilo (nel periodo in cui, secondo me, si effettua quella che io chiamo "scelta culturale inconscia" della propria sessualita), e se ti opponi sei una merda fascista. Si insomma, oggi non c'e piu da vergognarsi se lo si prende in culo, ma se si e' estimatori di Benito Mussolini che tanto, tantissimo fece per la sua patria.
In definitiva, hanno e stanno distruggendo un popolo nel suo animo piu profondo, e al contempo lo stanno invadendo con genti straniere e (mi permetto di dire) poco interessanti sul piano dello scambio culturale. Specie gli islamici, cani portatori di integralismi e violenza. Arrivano persino a giustificare i crimini, tanto da definire il violentatore di una giovane donna italiana come una vittima, perche fa una vita difficile. Sono la feccia, piu feccia che si possa immaginare. E sono tanti.
Ecco chi sono questi personaggi, anzi queste genti perche non sono affatto pochi. Ecco allra, fino a che non capirete che non ci si puo piu mescolare con questi, ne in famiglia, ne in ufficio, ne alla fermata dell'autobus....che non ci si puo piu nemmeno "colloquiare", allora sara' tutto una frustrazione, un subire silenti. Non si deve inseguire chi non fa nemmeno mezzo passo verso di noi, ed anzi si erge con autorita' a paladino unico e solo della giustizia della verita' e della civilta' (distruggendo invece poi tutto questo).


 

Lo 007 che seppellì le carte del Duce

Fonte art.  http://www.avvenire.it 


Nell’estate del 1956, Aldo Moro, ministro della Giustizia del governo Segni, ricevette dai vertici della magistratura di Venezia il memoriale di un agente segreto alleato, contenente rivelazioni a dir poco esplosive sull’epilogo di Mussolini e sulla sorte dei suoi documenti. Lo statista democristiano poi ucciso dalla Brigate Rosse lesse la narrazione dello 007, quindi restituì il memoriale al diretto interessato, non senza aver trattenuto per gli archivi segreti dello Stato materiale ultrasensibile che non era lecito lasciare in giro: cinque allegati al memoriale stesso, di cui uno in inglese in quanto presumibilmente desunto dal carteggio disperso del Duce. L’agente segreto in questione era un caporete dell’intelligence militare americana, che negli ultimi mesi della guerra era stato operativo, sotto mentite spoglie, nella centrale del Sicherheitsdienst di Verona, gli apparati di sicurezza e informazione del partito-Stato nazionalsocialista. Si trattava di Angelo Zanessi, alias capitano Zehnder o Ennio Belli, il quale fu preposto alle operazioni volte al recupero dei carteggi esteri di Mussolini, ai quali gli Alleati annettevano importanza strategica.
Zanessi è una figura alquanto misteriosa e di lui si conosce pochissimo. Trentenne, bello, colto e poliglotta, nato in Calabria a quanto sembra da padre belga, trascorse l’adolescenza tra il Belgio e la Francia e prima della guerra fu pilota di auto da corsa. Fino all’8 settembre 1943, fu agente del Sim, il servizio segreto militare italiano, dopodiché passò a lavorare per gli angloamericani, sotto la copertura di uomo dell’intelligence nazista nella Penisola. Zanessi certamente venne a conoscenza di molti segreti riguardanti i pensieri intimi di Mussolini, negli ultimi mesi della sua avventura umana e politica. Già nel febbraio del 1945, l’ufficiale doppiogiochista informò "in cifra" la sezione dell’Oss di Lugano, il servizio di spionaggio statunitense, che il questore addetto alla persona del Duce, il colonnello Emilio Bigazzi Capanni, aveva consegnato al dittatore documenti sequestrati a Villa Fiordaliso, la residenza di Claretta Petacci sul lago di Garda. Quel recupero era avvenuto alcuni mesi prima, ma è rivelatrice la circostanza che gli americani ne venissero informati attraverso la rete di intelligence militare.
Zanessi-Zehnder, del resto, poteva avvalersi delle informazioni di alcuni abili collaboratori che si erano infiltrati nel servizio di protezione tedesco del Duce. Uno di questi era "Cirus", che la notte tra il 25 e il 26 aprile del 1945, giunse sulle rive del lago di Como, insieme allo stesso Zanessi e un altro agente di nazionalità slava, per la missione preparata da mesi: il trafugamento delle carte mussoliniane. Nel suo memoriale, di cui sono stati pubblicati alcuni stralci negli anni Cinquanta, così la "primula rossa" descrive la Petacci, in nervosa attesa del suo amante, nel cortile della Prefettura di Como trasformatasi in un bivacco notturno di alti gerarchi ormai alla deriva: «[Claretta] fuma in continuazione, cambiando sigaretta dopo qualche boccata. Ha con sé la borsa che sappiamo contenere qualche cosa di interessante, che ha portato da Gardone e che doveva essere trasferita in Svizzera».
Zanessi e i suoi attendono che la Favorita si assopisca, sui sedili della sua automobile, per sfilargli dalla borsa gli importanti documenti che Mussolini le aveva affidato. Il giorno seguente, il capitano Zehnder, riesce a infiltrarsi nella colonna di automezzi tedeschi alla quale si uniscono il Duce e i gerarchi. Una volta giunto a Dongo, dove il dittatore viene arrestato dai partigiani garibaldini, Angelo Zanessi getta alle ortiche la sua divisa germanica e si fa riconoscere come agente segreto americano. Inizia a quel punto un lungo negoziato con i partigiani per potersi impadronire del maggior numero possibile di carteggi. Una trattativa che proseguirà a Como, dove lo 007 alleato riesce a mettere le mani su una borsa nera del Duce gonfia di documenti.


Zanessi e i suoi attendono che la Favorita si assopisca, sui sedili della sua automobile, per sfilargli dalla borsa gli importanti documenti che Mussolini le aveva affidato. Il giorno seguente, il capitano Zehnder, riesce a infiltrarsi nella colonna di automezzi tedeschi alla quale si uniscono il Duce e i gerarchi. Una volta giunto a Dongo, dove il dittatore viene arrestato dai partigiani garibaldini, Angelo Zanessi getta alle ortiche la sua divisa germanica e si fa riconoscere come agente segreto americano. Inizia a quel punto un lungo negoziato con i partigiani per potersi impadronire del maggior numero possibile di carteggi. Una trattativa che proseguirà a Como, dove lo 007 alleato riesce a mettere le mani su una borsa nera del Duce gonfia di documenti.
A Dongo, Zanessi sequestra il contenuto della borsa giallo-marrone che il capo del fascismo stringeva in mano al momento della sua cattura. Il resoconto che la spia americana fornisce, a proposito della natura di questo piccolo archivio viaggiante, è di enorme interesse, perché, a differenza di altre descrizioni sommarie fornite dalle fonti partigiane, è accurato e particolareggiato. Si apprende innanzitutto che Mussolini aveva "legato" i documenti a una esposizione scritta autografa, un vero e proprio memoriale autodifensivo, di cui i materiali archivistici non erano che "allegati" esplicativi. In sostanza, il dittatore sconfitto rafforzava la sua narrazione, a discolpa delle sue responsabilità di fronte alla storia, con inserti documentari "in originale".
Ma lasciamo la parola allo stesso Zanessi: «Nel memoriale, finito di scrivere il 6 marzo 1945, Mussolini indicava come dovevano essere divisi i suoi documenti in caso di morte. Un gruppo, quello concernente le responsabilità interne per l’intervento dell’Italia in guerra, non avrebbe dovuto cadere nelle mani dei vincitori angloamericani o dei tedeschi perdenti e non doveva essere comunque divulgato prima di dieci anni dalla fine del conflitto. Questo perché i documenti in questione avrebbero potuto compromettere irrimediabilmente la monarchia, Badoglio e personalità che pur seguendo il governo del Sud erano rimaste in contatto con la Repubblica Sociale. Se tali documenti fossero stati resi di pubblica ragione dopo la vittoria "alleata", avrebbero compromesso la posizione dell’Italia rappresentata dal governo antifascista al tavolo della pace. "Per il bene dell’Italia – annota Mussolini – so mettere da parte ogni rancore e, purché l’Italia sia salva, mi adatto ad una difesa postuma, non per me ma per coloro che mi hanno seguito fino in fondo"».I dossier internazionali erano il "piatto forte" di questo arsenale documentario, e Zanessi ce ne fornisce una rassegna dettagliata: tra gli altri, vi erano lettere di Churchill e di Chamberlain, un imponente fascicolo su Casa Savoia contenente missive tanto di Vittorio Emanuele III quanto del principe Umberto, un incartamento sul Vaticano, i carteggi con Hitler, re Boris di Bulgaria, il leader cetnico Mihailovic e il cancelliere austriaco Dollfuss, cartelle sui "traditori", sul "caso Canaris" e sui diari di Ciano. Aggiunge Zanessi: «Molto voluminoso e di eccezionale importanza il materiale concernente le responsabilità internazionali sullo scoppio della guerra, comprendente documenti ufficiali e altri inediti. Altro settore fondamentale è quello riguardante i tentativi fatti fino alla fine da Mussolini per una soluzione, almeno parziale, in senso politico della guerra».
Si giunge a questo punto al nocciolo della questione. L’agente dei servizi segreti statunitensi, oltre a confermare l’esistenza del carteggio intercorso tra il Duce e Churchill, svela anche un retroscena di grande rilevanza storica, legato all’utilizzo politico che venne fatto di quella documentazione. Poiché lo statista britannico ambiva a recuperare la compromettente corrispondenza, venne intavolata una trattativa per la cessione delle carte. Zanessi, per anni, rimase il custode dei segreti di questa preda bellica del tutto eccezionale. Nel luglio del 1945, la spia alleata ricevette da Washington l’ordine di occultare il materiale, perché si temeva che l’Intelligence Service inglese, il quale stava dando una caccia forsennata ai contenuti delle borse del Duce, intervenisse con un blitz per reclamarne la consegna. Sarebbe stata una circostanza imbarazzante: a tale richiesta, infatti, ben difficilmente gli americani avrebbero potuto opporre un diniego, senza avvelenare i rapporti con i loro alleati. Così, Zanessi provvide a sotterrare gli involti a Sedilis, una località del comune di Tarcento, in Friuli. E lì sarebbero rimasti per quattro anni, fino al 1949.



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